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COMUNICATO STAMPA 602, 27/7/2016

Come volevasi dimostrare: la farsa si è compiuta e la maggioranza con la Serracchiani in testa, decretando la inammissibilità del referendum abrogativo della legge 5/2016 (servizio idrico e rifiuti) ha sancito il disprezzo per la democrazia                
Lo si era capito sin dal primo momento che era stato tutto preordinato, che l'ufficio di presidenza del Consiglio regionale, non avrebbe raggiunto la unanimità dei voti e che avrebbe immediatamente passato la palla all'aula, cioè alla stessa compagine bulgara che priva di ogni autonomia decisionale vota a comando e nell'interesse del gestore unico pronto ad impadronirsi dei lucrosi servizi.


Non paghi di fare ciò che vogliono e come vogliono, ci hanno convocato per una audizione nella giornata di ieri al fine di dare una parvenza di legittimità con una audizione mai richiesta, né motivata da una presa di posizione su cui essere auditi. Per trenta minuti ininterrotti abbiamo espresso le nostre ragioni e le nostre puntuali recriminazioni davanti ad un vero e proprio muro di gomma che ha incassato senza colpo ferire, dando in tutta evidenza la previsione di una ponziopilatesca incapacità di deliberare all'unanimità: fatto che avrebbe portato la decisioni nelle mani di quella stessa maggioranza consiliare che si era imposta con evidenti inganni e con una esplicita estromissione dei portatori di interessi.
Tutto preordinato dunque, compreso il silenzio dei media che hanno accuratamente evitato di dare relazione dei fatti e dell'argomentata relazione consegnata a fine audizione. Tutto deciso a tavolino, tanto che nella giornata di oggi la farsa degli impotenti si è trasferita brevi manu nell'Aula consiliare, nelle mani di coloro i quali la proposta referendaria aveva contestato l'operato. Non una autorità terza, bensì gli stessi che sotto gli ordini della Serracchiani avevano steso il tappeto rosso per l'ingesso del gestore unico.
Ebbene, nemmeno a dirlo, i capigruppo della maggioranza (Moretti, Paviotti, Lauri) avevano già pronta una dichiarazione di voto tanto elaborata (sei pagine fitte fitte) per la quale, a dimostrazione che la farsa era stata organizzata ad arte in precedenza, ci sarebbero voluti almeno due giorni di intenso lavoro per redigerla. L'aula è stata quindi spinta a votare in fretta e furia e, ad ogni buon conto e a riprova del regime in cui viviamo, ai Consiglieri è stata negata persino la documentazione in atti, cioè la argomentata relazione dell'Ufficio di Presidenza e, naturalmente, quella sicuramente più argomentata dei Comitati referendari consegnata ufficialmente nella giornata di ieri.
Tutto ciò ha permesso i voli pindarici di Travanut, che ubriacato da un orgia di  parole ha condannato la legge che affida la decisione al Consiglio in quanto non terzo, per poi finire in un eccesso di incoerenza a votare contro l'ammissibilità del referendum. Non meno evidente la dichiarazione del Consigliere Colautti che per arruffianarsi la Serracchiani e per offrirsi quale ruota di scorta al PD in luogo del SEL, ha tacciato i promotori del referendum (e quindi tutte le centinaia di firmatari sparse per la Regione) quali ” facinorosi e perditempo” ben sapendo che sono l'unica voce libera, l'unica forza effettivamente democratica che non ruba a piene mani, che non si fa regalare le tessere dell'Udinese e che non traffica nei carrozzoni del CAFC.
Ma più di ogni altro continua a stupire il comportamento del capogruppo del  SEL che con il suo felino attaccamento ai poteri forti, dimostra una volta di più di non avere nulla a che vedere, né con la Sinistra, né con la Giustizia, né tantomeno, con con la Libertà.
A dimostrare che abbiamo toccato il fondo, sono le collusioni con i media, a tal punto che, taciuto il precedente comunicato relativo all'incontro di ieri, si sono permessi nel TG delle 19.30 di riferire, inaudita altera parte, le ingiurie di quel tal  Colautti, rivelandosi, qualora ne fosse stato bisogno, un servizio privato.
Resta da concludere con la constatazione che a coronamento della estromissione dai referendum, la casta ha finito per rinchiudersi nella città di Gerico, incurante della recente bastonata elettorale e della prossima, immancabile fine.
A noi rimane l'orgoglio di avere tenuta alta la dignità delle nostre popolazioni e di voler difendere i beni comuni dall'affarismo imperante. A noi rimane la forza  della ragione e la ferma intenzione di portare il destino delle nostre genti davanti alla Corte Europea.   
                                                 
Tibaldi Aldevis              Comitato per la Vita del Friuli Rurale  www.facebook.com/comitato.friulirurale

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