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COMUNICATO SUL CONSIGLIO STRAORDINARIO PER LA MULTISERVIZI

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La questione  e il riassetto organizzativo, con le dovute tutele e garanzie per chi lavora e una maggiore efficacia dei servizi alla cittadinanza, sono  state sollevate dall’UNIONE SINDACALE ITALIANA e dai comitati nati tra i lavoratori e le lavoratrici (orami l’Azienda ha circa 4500 dipendenti). Interventi sono stati fatti all’Assemblea Capitolina, nelle Commissioni Consiliari Permanenti (Ambiente, Bilancio…) e negli incontri con Assessori e Dipartimenti., per riportare l’azienda partecipata di 2° livello (quota di maggioranza del 51% è dell’AMA), ad azienda pubblica di ROMA CAPITALE.
La necessità di una risposta definitiva, dopo Ordini del Giorno approvati come soluzioni provvisorie e incontri in Commissione Ambiente, che avevano portato ad accettare le nostre richieste e proposte di una

La questione  e il riassetto organizzativo, con le dovute tutele e garanzie per chi lavora e una maggiore efficacia dei servizi alla cittadinanza, sono  state sollevate dall’UNIONE SINDACALE ITALIANA e dai comitati nati tra i lavoratori e le lavoratrici (orami l’Azienda ha circa 4500 dipendenti). Interventi sono stati fatti all’Assemblea Capitolina, nelle Commissioni Consiliari Permanenti (Ambiente, Bilancio…) e negli incontri con Assessori e Dipartimenti., per riportare l’azienda partecipata di 2° livello (quota di maggioranza del 51% è dell’AMA), ad azienda pubblica di ROMA CAPITALE.
La necessità di una risposta definitiva, dopo Ordini del Giorno approvati come soluzioni provvisorie e incontri in Commissione Ambiente, che avevano portato ad accettare le nostre richieste e proposte di una “internalizzazione” dell’Azienda, per evitarne le dismissioni previste da delibere comunali e atti della Giunta Marino, dando garanzie ai dipendenti, aveva portato  le opposizioni consiliari, sotto l’impulso del Consigliere Onorato a chiedere un consiglio comunale straordinario.
L’Assemblea Capitolina, doveva affrontare sia il problema del bando della GLOBAL SERVICE (pulizie e assistenza nei nidi e nelle scuole comunali), contestato da anni per le sue scarse tutele lavorative, occupazionali e salariali (con effetti di discriminazioni tra i lavoratori e le lavoratrici,  ulteriori abbassamenti nella qualità del servizio offerto alla cittadinanza), con la sua divisione (leggasi SPARTIZIONE…) in 5 lotti, che il problema complessivo dell’azienda stessa. Dopo varie pressioni dell’USI e dei Comitati, la convocazione era finalmente fissata per il 7 dicembre dalle 16:00 alle 20:00
Il sindacato autorganizzato USI, da tempo tra i sostenitori delle proteste e tra gli artefici della proposta, oltre ai Comitati spontanei, avevano già molti dubbi sull’esito finale, perché non avevano ricevuto risposta alle richieste trasmesse a tutti i consiglieri né erano stati pubblicati, dopo mesi, i verbali della commissione ambiente in cui l’Assessora Muraro, aveva dato assicurazione a nome della Giunta della predisposizione delle procedure per l’internalizzazione (cioè la riacquisizione delle quote societarie private e ritorno in mano pubblica, comunale) .
Già dal primo pomeriggio del 7 dicembre, si erano radunati un centinaio di lavoratori/trici per potere assistere alla seduta del Consiglio (che è pubblica e aperta), ma si erano trovati di fronte ad un blocco di polizia, per presunti e ingiustificati “motivi di ordine pubblico”.
Solo dopo varie proteste ed una lunga discussione, anche con l’intervento dei consiglieri di opposizione, si era riusciti a salire nell’AULA GIULIO CESARE, mentre coloro che arrivavano successivamente (un’altra cinquantina) erano costretti a seguire il dibattito sullo schermo nella sala del Carroccio, al piano terra del Palazzo Senatorio.
Si cercava di dialogare con la maggioranza “penta-stellata”, affinchè fossero ascoltati i lavoratori, ma questo era reso impossibile e gli animi si accendevano perché veniva compreso come tutte le parole d’ordine con cui il Movimento 5 Stelle aveva vinto le elezioni (DEMOCRAZIA, TRASPARENZA, ONESTA’, LEGALITA’…PARTECIPAZIONE) erano state dimenticate, una volta preso possesso delle “poltrone” comunali, anche nell’aula consiliare.
L’intervento dell’Assessore Colomban (che ha la delega alle aziende partecipate nella Giunta Raggi), noto imprenditore veneto – delocalizzatore di aziende in Romania e sotto controllo nella sua Regione per aver cercato di raddoppiare il volume globale della concessione edilizia per la costruzione di un Resort, chiariva il cambiamento delle posizioni della Giunta, che aveva visto fino a poco tempo fa la stessa sindaca Raggi dare rassicurazioni in merito ai lavoratori (parliamo della seduta di Commissione consiliare del 21 ottobre 2016).
Infatti dopo un breve racconto sulla vita dell’AZIENDA e sulla mancanza di un progetto industriale, Colomban spiegava come l’Assessora Muraro (con delega all’Ambiente in Giunta) era stata “…troppo precipitosa a dire che l’azienda veniva internalizzata perché non a conoscenza delle nuove normative…” (un termine generico che non specifica di QUALI LEGGI O NORMATIVE si tratti, anche perché lo stesso “decreto MADIA” non aveva posto degli impedimenti in merito per gli Enti Locali o per la Capitale d’Italia, quel decreto governativo BOCCIATO PER VIZI DI INCOSTITUZIONALITA’ DALLA CORTE COSTITUZIONALE!). L’assessore Colomban, non parlava di scelte politiche divergenti dall’orientamento espresso nelle Commissioni Consiliari ma solo del “…rispetto delle Leggi… dell’esito del ricorso al TAR che aveva sospeso il BANDO DEL GLOBAL SERVICE (su richiesta della Confartigianato; che potrebbe comportare ad una piccola azienda/cooperativa di vincere un lotto e di doversi assumere e gestire circa 500 lavoratori, cosa impossibile specie se ciò avvenisse con ribassi eccessivi sull’offerta di gara, quindi con… possibili riduzioni orarie o licenziamenti dei dipendenti, gli unici che ci rimetterebbero) e della garanzia di inserire in un “…eventuale nuovo bando delle clausole di salvaguardia…” (come se queste non fossero già previste dalle delibere consiliari 135 del 2000 e 259 del 2005, che sono in vigore da anni ma che i “5 stelle” non stanno facendo rispettare, in diversi bandi di gara).
Colomban, con grande disprezzo per il Consiglio, i lavoratori e le lavoratrici, le organizzazioni sindacali, la cittadinanza romana, precisava che “…non aveva tempo da perdere a partecipare a queste riunioni e che lui aveva molte cose da fare e da pensare visto le tante partecipate ed i problemi che la Giunta Raggi si trovava ad affrontare”. Un concetto di partecipazione e di democrazia tutto suo e di chi ce l’ha mandato a Roma, a fare l’assessore (che non è stato eletto dalla cittadinanza, ma imposto da fuori…)
Queste affermazioni, suscitavano le prime proteste da parte dei lavoratori presenti in aula consiliare, si capiva che sulla loro pelle si stavano facendo i conti, che la GIUNTA RAGGI non voleva fare delle scelte politiche di REALE CAMBIAMENTO con le indicazioni della Giunta Marino, del Commissario Tronca e del pur caduto Governo Renzi (abbattuto dai No al referendum di revisione – in peggio- costituzionale, che anche il M5S aveva contrastato).
Si evidenziava, con gli interventi dei consiglieri di opposizione (Onorato, Fassina, Ghera…)  che presentavano mozioni per l’internalizzazione, la sospensione del Bando di gara “in autotutela” ed una serie di modifiche da apportare alle precedenti delibere di Marino, per evitare le dismissioni future dell’Azienda, una certa opposizione alle esternazioni di Colomban.
Mozioni che non venivano accettate, a dimostrazione che gli impegni presi in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle erano  DISATTESI, con l’aggravante di una incapacità nel dare soluzioni reali per il funzionamento della Capitale, dove anche la Multiservizi, come l’AMA, l’ATAC, la FARMACAP, la ZETEMA, RISORSE PER ROMA (le principali società di 1° livello di Roma Capitale), rivestono un ruolo strategico e necessario nei confronti di tutta la cittadinanza. La stessa indecisione pure sulla vicenda Istituzione Biblioteche comunali (che pure è struttura comunale e con dipendenti capitolini) del M5S che guida la città, è la conferma di tale tendenza.
La gravità di tale comportamento contraddittorio, non coerente e privo di un progetto concreto, si comprende nell’Ordine del Giorno votato dalla maggioranza consiliare del M5S (un ordine del giorno è meno vincolante di una mozione di indirizzo, come avevamo anche proposto noi aut organizzati-e Usi…) che vogliamo riassumere e che lascia una delega alla Magistratura o a fantomatici esperti di leggi incostituzionali, le SCELTE POLITICHE DI ORIENTAMENTO E DI INDIRIZZO per far vivere questa città, chi ci abita o lavora in condizioni almeno dignitose.
La mancanza di una scelta politica complessiva sul destino di ROMA MULTISERVIZI SpA, con l’accettazione di un progressivo suo “spacchettamento” e frammentazione tra le varie “commesse” e appalti, con gli effetti negativi per chi lavora, si capisce già nelle premesse: 700 dipendenti delle pulizie sui mezzi ATAC, saranno “gestiti” da un bando a parte; 1150 lavoratori-lavoratrici delle scuole statali, rischiano di non avere clausola di salvaguardia dato che è un subappalto del CNS (Consorzio Nazionale Servizi, quello in cui Salvatore Buzzi, tra i protagonisti del “sistema di mafia capitale”, era un dirigente fino al suo arresto), subappalto di cui non è dato sapere il futuro; i 2500 della gara in GLOBAL SERVICE, sono in attesa della sentenza del TAR dell’11 gennaio 2017, anche se viene ricordato che ci potrebbe essere la revoca (e quando dovrebbero farlo, questo provvedimento in autotutela, se non adesso, come chiedeva l’opposizione, i Comitati e anche l’USI!), “…se ci fossero i presupposti per un esercizio in autoproduzione (cioè se l’azienda diventasse di primo livello… ma se i 5 Stelle non l’hanno deciso adesso, prima delle feste natalizie e del ritorno di Colomban nel suo castello vicino a Treviso, chi lo fa!?).
Le considerazioni scritte prima delle indicazioni finali, evidenziano l’incapacità attuale del gruppo di maggioranza capitolina nello svolgimento del suo ruolo istituzionale (si ricorda che una delle funzioni dell’Assemblea Capitolina, votata dalla cittadinanza romana, sia quella di elaborare con proprie mozioni o deliberazioni, le linee di orientamento  e indirizzo politico e amministrativo ai quali SINDACA, GIUNTA e anche dirigenti apicali si devono attenere, oltre alla vigilanza sugli atti della GIUNTA COMUNALE, dei Dirigenti, oltre che approvare il  BILANCIO annuale e pluriennale!), nel quale si ribadisce e si ricorda, che L’INTERESSE PUBBLICO E LA TUTELA DI BENI E INTERESSI DI NATURA PUBBLICA (che hanno la loro fonte nella Costituzione repubblicana in vigore, quella appena “salvata” da una valanga di NO il 4 dicembre 2016) HA SEMPRE LA PREVALENZA, RISPETTO AD ALTRI INTERESSI DI PRIVATI, DI GRUPPI DI POTERE e non può avvenire il contrario. Un criterio basilare per qualsiasi forza politica che abbia la responsabilità di gestire una pubblica amministrazione, specie ROMA CAPITALE.
Invece di fare scelte politiche precise, chiare e coerenti, rispettose della effettiva utilità sociale, economica, della tutela di beni e interessi pubblici, i penta-stellati al governo della Capitale, come hanno approvato nell’Ordine del Giorno, dovrebbero attendere che il Governo (un Renzi bis o un Padoan, veneto pure lui?) faccia o un decreto correttivo di quello detto “decreto Madia”, in parte dichiarato incostituzionale  e che quindi va riscritto quasi da capo,  per potersi “adeguare”, oppure attendere (ancora…) che il Governo (quale?!) ritiri definitivamente il “decreto Madia”,  per poi valutare come Amministrazione Capitolina, i criteri di convenienza economica ed efficienza di gestione, per una eventuale internalizzazione.  Senza poi far procedere alla realizzazione di un SERIO PIANO INDUSTRIALE DI RILANCIO DELLA ROMA MULTISERVIZI SpA (che tra l’altro, nemmeno Colomban ha chiesto, come sarebbe stato logico invece attendersi, per la delega che gli è stata conferita).
Solo dopo tutto questo giro di parole, la maggioranza capitolina “chiede alla GIUNTA di verificare se c’è una possibilità normativa…” ed in ogni caso a garantire la massima (e che significa!) tutela dei livelli occupazionali (che, come si sa, è già prevista da anni da varie delibere comunali e consiliari, come criteri e principi da rispettare e ottemperare, a prescindere dalla composizione politica di chi governa e amministra la nostra città)
La votazione di questo Ordine del Giorno, è stata accolta dagli operai e operaie, presenti in aula e sotto nella sala del Carroccio, al grido di “BUFFONI…VENDUTI” ed altri epiteti, specie da parte di coloro che alle promesse dei 5 stelle, votandoli,  ci avevano creduto.
Questo OdG di stampo pilatesco e attendista, nella peggiore tradizione politicante di “RINVIARE SEMPRE E AFFRONTARE I PROBLEMI REALI, PRENDENDOSI DELLE RESPONSABILITA’, MAI”, è una dimostrazione di una linea “filo imprenditoriale” dei 5 stelle (con cui noi come USI ci eravamo già scontrati in questi mesi, dato l’abbandono dei canili comunali o per le case di riposo, o nei vari ridimensionamenti e attendismi per una serie di servizi sociali, assistenziali, educativi esternalizzati a cooperative, enti, onlus) e non coerente con la finalità di tutela e difesa dell’interesse pubblico e di utilità sociale di fonte costituzionale.
L’inevitabile conseguenza, per una Organizzazione sindacale autorganizzata, autogestita e indipendente come Usi e dei vari comitati spontanei, è quella di PROSEGUIRE LA LOTTA, in difesa dei diritti di lavoratori e lavoratrici, della natura pubblica e della qualità dei servizi e attività alla cittadinanza, con la ripresa di mobilitazioni pubbliche.
L’USI continuerà con le varie forme di agitazione sindacale, con le iniziative di comunicazione sociale, proseguendo nei confronti della Roma Multiservizi SpA, le iniziative più efficaci e combattive, a causa del comportamento vergognoso ai danni dei dipendenti utilizzati come pedine, specie le lavoratrici sottoposte a condizioni troppo gravose, anche con l’apertura di procedure di infrazione alla DTL e all’Ispettorato al lavoro, alla stessa Magistratura contabile e penale, a sostegno delle mobilitazioni sindacali.
Un intervento a tutto campo, anche per ovviare all’ennesimo attendismo, alle omissioni di intervento di Giunta, Sindaca e dei Presidenti delle Commissioni Consiliari come quelle Ambiente, Bilancio, Trasparenza, a fronte di dettagliate denunce e segnalazioni fatte da lavoratrici, da lavoratori e dall’Usi in questi mesi, relative al progressivo peggioramento di condizioni lavorative, salariali, di tutela di salute e sicurezza e della dignità di chi lavora.

Roma, 9 dicembre 2016

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